Appartamento
Come coltivare il Senecio rowleyanus in appartamento
Sembra una collana e invece è una bella piantina. Il Senecio rowleyanus è in grado di decorare qualsiasi angolo della casa grazie al suo portamento ricadente.
Ci sono tanti motivi per coltivare il Senecio rowleyanus in casa: richiede pochissime cure, tollera bene anche l’aridità poiché è una pianta succulenta e soprattutto ha un fogliame suggestivo e particolarmente decorativo. Produce infatti lunghi steli su cui spuntano delle foglie sferiche, simili a tante piccole palline verdi, creando un effetto ornamentale unico. Il portamento ricadente la rende la pianta ideale per i ripianti in alto o i vasi appesi.
Nei centri giardinaggio possiamo trovare anche altre varietà di Senecio con foglie altrettanto bizzarre. il Senecio herreianus è simile al rowleyanus ma le foglie sono ovali, nel Senecio peregrinus assomigliano dei piccoli delfini mentre nel Senecio radicans sembrano banane o ami da pesca. Tutte vengono usate in casa come piante ricadente.
Il Senecio rowleyanus è conosciuto anche come pianta del rosario. Il nome Senecio deriva dal latino senex e significa vecchio: si riferisce ai capolini appassiti che somigliano alla testa canuta di un anziano. Il nome scientifico Rowleyanus è invece un omaggio al botanico britannico Gordon Douglas Rowley, che dal 1940 iniziò a studiare le succulente ed ebbe un ruolo di rilievo nella loro catalogazione. Oltre alla pianta del rosario, ha dato il suo nome anche ad altre 3 cactacee.
COME COLTIVARE IL SENECIO ROWLEYANUS
Il Senecio rowleyanus è originario delle regioni semi-aride dell’Africa meridionale, quindi preferisce temperature calde, ma senza eccessi. La temperatura ideale è compresa tra i 18°C e i 25°C: evitiamo di esporre la pianta sotto i 10°C, che deperisce sotto i 5°C. Anche il caldo estremo, oltre i 35°C, va evitato, specialmente se combinato con una scarsa circolazione d’aria e un’umidità eccessiva.
Le temperature dei nostri appartamenti, riscaldati in inverno e rinfrescati in estate, sono l’habitat ideale per queste piante.
Ama la luminosità ma non i raggi solari diretti, specialmente in estate. Scegliamo una posizione semi-ombreggiata. In estate evitiamo che i raggi colpiscano direttamente le foglie e il terriccio per evitare ustioni e l’evaporazione dell’umidità.
La pianta tende a protendersi verso la luce: periodicamente ruotiamo il vaso in modo che il Senecio abbia una crescita uniforme e produca una pianta compatta e ricca di fiori.
Dopo l’acquisto della piantina nei negozi specializzati possiamo procedere al trapianto nel vaso destinato ad accogliere il Senecio.
Scegliamo un vaso dotato di fori di drenaggio sul fondo e usiamo un terriccio specifico per piante grasse, in cui possiamo integrare una dose di cristalli a lento rilascio. È un polimero di nuova generazione specificamente studiato per il settore agricolo, a base di poliacrilato di potassio, con una struttura assorbente a rete tridimensionale che sfrutta la capacità di associarsi a una quantità d’acqua pari a 400 volte il suo peso. Quando il terreno diventa secco, il polimero rilascia nel terreno l’umidità immagazzinata, per garantire alle radici l’adeguata idratazione e l’acqua sufficiente.
In seguito il trapianto si effettua ogni 2/3 anni, preferibilmente in primavera, quando la pianta inizia il suo periodo di crescita attiva.
Il Senecio rowleyanus, come tutte le piante succulente, ha la capacità di trattenere l’umidità nelle sue particolari foglie tondeggianti. Gli servirà come riserva nei momenti di siccità. Naturalmente si tratta di una forma di difesa di questa particolare pianta, ma è bene irrigare regolarmente la pianta ed evitargli stress idrici.
Durante i mesi più caldi, in primavera e in estate, irrighiamo la pianta circa una volta ogni due settimane, lasciando che il terreno si asciughi completamente tra un’irrigazione e l’altra. In inverno, invece, l’irrigazione deve essere ulteriormente ridotta, arrivando a una volta al mese, a seconda della temperatura dell’ambiente.
Le piante coltivate in vaso hanno a disposizione poco terriccio, le cui sostanze nutritive terminano rapidamente. Dobbiamo quindi sostenere lo sviluppo delle piante con un programma di concimazione annuale.
Possiamo ricorrere a un biostimolante liquido a base di alghe marine da diluire nell’acqua per l’irrigazione. Usiamolo ogni 10 giorni in primavera e in estate e 1 volta al mese in autunno e in inverno. In alternativa possiamo ricorrere a un biostimolante a lente rilascio in perle: si distribuiscono e si interrano leggermente nel terreno e rilasciano gradualmente le sostanze nutritive per 2/3 mesi.
Le piante coltivate in casa sono meno esposte all’attacco degli insetti parassiti rispetto a quelle del giardino o del terrazzo. È possibile però che venga attaccata da Acari (ragnetti rossi o gialli) o Afidi. Usiamo Olio di Neem per prevenire la loro comparsa ed Estratto di Ortica in presenza degli insetti adulti. Contro gli Afidi adulti meglio usare il Sapone Molle di Potassio che ha anche la capacità di sciogliere la melata, la sostanza appiccicosa lasciata da questi animaletti.
Le malattie fungine possono essere prevenire evitando gli eccessi d’acqua. Il vaso deve essere forato sul fondo e l’acqua deve defluire rapidamente. Non lasciamo mai acqua nel sottovaso ed evitiamo di inzuppare il terriccio. È una pianta succulenta e tollera bene brevi periodi di siccità: per queste piante sono più pericolosi gli eccessi d’acqua delle mancanze. In presenza di spore fungine o macchie scure sulle foglie, controlliamo l’umidità del terriccio. Se fosse fradicio procediamo a un travaso, avendo cura di eliminare il vecchio terriccio bagnato e sostituirlo con un nuovo substrato per piante grasse asciutto. Per prevenire le malattie fungine effettuiamo preventivamente dei trattamenti con la Propoli. È una sostanza resinosa ottenuta dal lavoro delle api e nell’alveare svolge una funzione protettiva da malattie e parassiti. Già in epoca greca e romana era nota la sua importanza per proteggere l’alveare, grazie alle sue potenti proprietà antibatteriche e antinfettive. In presenza di macchie fungine usiamo invece l’Estratto di Equiseto: una sostanza naturale con una spiccata azione fungicida.
Attenzione, tutte le parti della pianta sono tossiche. Anche le foglie a forma di pallina verde.