Orto
Come coltivare il Topinambur nell’orto
Il Topinambur è noto per il suo tubero commestibile ma è apprezzato anche per i suoi fiori di colore giallo brillante!
Possiamo coltivare il Topinambur sia per la radice commestibile sia per la bella fioritura gialla, composta da fiori simili alle margherite e grandi fino a 10 cm.
È proprio dai suoi fiori che il Topinambur (Helianthus tuberosus) prende il suo nome: in greco helios e anthos significano sole e fiore, per la caratteristica delle infiorescenze di girare il capolino verso il sole. Per questa ragione è conosciuto anche come Girasole del Canada. Il vero Girasole appartiene alla stessa famiglia e si chiama scientificamente Helianthus annuus.
È una pianta bulbosa perenne della famiglia delle Asteraceae e può raggiungere un’altezza di 100/200 cm d’altezza. I suoi tuberi sono simili a Patate ma hanno un gusto differente e molto particolare, che ricorda il Carciofo e si possono cucinare in svariati modi oppure crudi in insalata. Anche le foglie sono commestibili.
COME COLTIVARE IL TOPINAMBUR
Dall’introduzione è facile intuire che i Topinambur richiedono una posizione assolata, così da stimolare una ricca fioritura.
I bulbi di Topinambur resistono al gelo fino a -10°C e possiamo lasciarli nel terreno in inverno in quasi tutta Italia se li coltiviamo solo per i fiori. In questo caso proteggiamo il terreno con uno strato di pacciamatura con foglie, per proteggere il tubero dal gelo e dalla brina. Nella maggior parte dei casi però il Topinambur viene coltivato per la radice commestibile e quindi verrà estirpato in autunno al termine del ciclo vegetativo.
I bulbi di Topinambur si possono trapiantare in primavera, da febbraio ad aprile, per avere una fioritura estiva e un raccolto autunnale.
Il terreno deve essere soffice e con una buona capacità drenante: tutti i bulbi e i tuberi temono i terreni troppo umidi che possono provocare marciumi.
Creiamo le buche con una profondità pari al doppio dell’altezza del tubero e manteniamo una distanza di almeno 50 cm tra ogni pianta.
Al termine del trapianto, ricopriamo con terriccio fertile e irrighiamo per stimolare la germogliazione.
All’atto del trapianto inseriamo nelle buche una dose di perle bioattivanti: sono a base di origine totalmente vegetale, e quindi naturale, con un alto livello di oligoelementi e di zuccheri e un bilanciato apporto di amminoacidi. Elementi che favoriscono una sana attivazione dei processi metabolici della pianta e arricchiscono di preziosi elementi il terreno.
Ripeteremo la distribuzione di perle bioattivanti ogni due mesi fino all’estate.
A partire dalla primavera fino all’autunno irrighiamo periodicamente per sostenerne uno sviluppo rigoglioso. Evitiamo però i pericolosi ristagni idrici che possono provocare marciumi e compromettere il raccolto.
Al termine della fioritura, verso la fine dell’autunno tra ottobre e novembre, possiamo estirpare le piantine per raccogliere i tuberi. Il Topinambur produce sempre nuovi bulbilli e ha un comportamento quasi invasivo.
Possiamo così dividere il raccolto: una parte la useremo in cucina e l’altra la conserveremo in un luogo asciutto e al buio in vista del nuovo trapianto nella primavera successiva.
Per prevenire la comparsa di parassiti trattiamo la pianta con Olio di Neem, un repellente di origine naturale che rende inospitale la pianta per gli insetti fitofagi.
In caso di Afidi interveniamo anche con il Sapone molle di Potassio, utile per eliminare la melata dalla pianta: si tratta di una sostanza appiccicosa rilasciata da questi insetti, che oltre ad attirare le formiche può stimolare malattie fungine come la Fumaggine.