Orto
Come coltivare il Cappero in giardino e in vaso
Le piantine dei Capperi sono buone e belle! Il fiore è davvero affascinante e possiamo scegliere se raccogliere i capperi o i cucunci!
Possiamo coltivare il Cappero e ottenere un discreto raccolto se abitiamo in regioni con clima mite, valutando la coltivazione sia in giardino sia in vaso, quest’ultima consigliata se viviamo in zone con inverni molto freddi.
La pianta del Cappero (Capparis spinosa) fa parte della famiglia delle Capparidaceae e in alcune zone d’Italia cresce addirittura spontaneamente.
Tipica del clima mediterraneo, quando è adulta emette tralci lunghi fino a 1,5 metri. Data la misura, vedremo questi tralci ricadere se la pianta è in posizione soprelevata, oppure strisciare sul terreno se coltivata in giardino.
Apprezzato in cucina in molti modi e scelto per insaporire con il suo gusto particolare, questo piccolo arbusto è caratterizzato da fiori magnifici bianco rosati e con numerosi e lunghi stami viola.
In estate compaiono i fiori che sbocciano verso sera e appassiscono nella tarda mattinata del giorno seguente. Con il nome cucunci sono indicati i frutti, o meglio delle bacche allungate, che nascono verdi e poi diventano rossicce, contenenti numerosi semi scuri. I comuni capperi non sono i frutti di questa pianta ma il bocciolo del fiore prima della sua apertura: se vogliamo veder fiorire la pianta, dovremo quindi rinunciare ai capperi, ma alla fine otterremo i cucunci altrettanto gustosi.
C’è una varietà di Cappero senza spine: si chiama Capparis spinosa var. inermis.
I Capperi più gustosi sono quelli più piccoli: non si usano freschi poiché insapore. Dobbiamo infatti attendere che i processi enzimatici si attivino dopo la conservazione sottaceto o sotto sale: così i boccioli acquisteranno il loro piacevole aroma un po’ piccante.
Per chi non lo sapesse, è possibile impiegare preparazioni erboristiche a base di Cappero per la cura delle vene varicose e di altri disturbi inerenti alla circolazione del sangue.
COME COLTIVARE IL CAPPERO
È una tipica pianta del bacino mediterraneo e adora il sole e quindi il caldo intenso. Nel sud Italia cresce spontaneamente abbarbicata su vecchi muri e rocce. Scegliamo quindi una posizione soleggiata, per stimolare la produzione di fiori e frutti.
Nelle zone del nord più fredde meglio scegliere un’esposizione a sud o ricorrere alla coltivazione in vaso, in modo da spostare il Cappero in un locale caldo durante l’inverno.
Possiamo ottenere una piantina partendo dai semi contenuti nei cucunci o da una piccola talea. Essendo una pianta a crescita lenta, di solito si opta per una piantina già cresciuta.
In natura il Cappero cresce anche in terreni poveri, sassosi e calcarei. Teme soltanto gli eccessi di umidità.
Per la coltivazione in giardino dovremo creare un buco delle dimensioni doppie rispetto a quelle del vaso in cui è contenuta la piantina. Dopo aver realizzato la buca, versiamo un po’ d’acqua e verifichiamo se defluisce rapidamente. Prima del trapianto stendiamo sul fondo della buca una dose di biostimolante a lenta cessione.
All’atto del trapianto, trattiamo delicatamente le radici e, dopo aver ricoperto di terreno, pressiamo delicatamente e irrighiamo generosamente per stimolare il contatto delle radici con il nuovo terreno.
Se coltiviamo il Cappero in vaso scegliamo un contenitore leggermente più grande di quello che contiene la piantina, dotato di fori sul fondo per il drenaggio dell’acqua in eccesso. Stendiamo sul fondo del vaso uno strato di materiale inerte, come argilla espansa o ghiaia: è utile per migliorare il deflusso dell’acqua ed evitare che le radici possano rimanere sott’acqua in caso di eccessi nel sottovaso.
Dopo la concimazione iniziale all’atto del trapianto, dovremo provvedere a migliorare la qualità del suolo periodicamente.
Il Cappero è una pianta poco esigente e in giardino sarà sufficiente la distribuzione di una dose di biostimolante a lenta cessione ogni sei mesi, all’inizio della primavera e dell’autunno.
Se invece coltiviamo il Cappero in vaso dovremo prevedere una maggiore attenzione, poiché le risorse nutritive contenute nel terriccio sono limitate. In questo caso meglio un biostimolante liquido, da diluire nell’acqua per l’irrigazione ogni 15 giorni in primavera e in estate e 1 volta al mese in autunno e in inverno.
È solo nelle prime fasi di sviluppo delle piantine che dobbiamo irrigare con regolarità i Capperi. Quando le piante avranno attecchito o saranno adulte saranno quasi autosufficienti se coltivate in giardino. Godranno delle piogge e dovremo intervenire solo in caso di lunghi periodi senza piogge e in estate.
Le piante coltivate in vaso vanno invece irrigazione periodicamente quando il terriccio tende a seccarsi. Per evitare eccessi, infiliamo un dito del terreno: se è umido, rimandiamo l’irrigazione; se è asciutto, irrighiamo pure.
Bagniamo bene il terriccio, anche vicino al bordo, e lasciamo scolare bene la pianta per circa 15 minuti, prima di riporla nel sottovaso o nel cachepot. I ristagni idrici nel sottovaso possono provocare marciumi radicali e questa pianta, abituata per natura al caldo, al secco e all’afa, è particolarmente esposta a questo problema e teme i terricci troppo umidi e con ristagni.
Per prevenire le malattie fungine possiamo ricorrere a trattamenti con Farina di Basalto: è un prodotto di origine naturale con uno spiccato effetto idrorepellente e migliora le difese della pianta dagli attacchi dei parassiti fungini. Non consentendo all’acqua di depositarsi sulle superfici, di conseguenza diminuisce le possibilità che un fungo possa penetrare all’interno dei tessuti vegetali.